Dopo il crollo della Azure Window nel marzo del 2017, Wied il-Mielaħ è diventato l’arco naturale marino più conosciuto di Gozo, in modo un po’ involontario. Sta all’estremità nord-occidentale dell’isola, alla fine dell’omonima valle che scende dalla campagna di Għarb fino al mare, ed è un’arcata di pietra calcarea sospesa su un piccolo golfo di scogliera. È bene chiarirlo subito: non è l’Azure Window. È più piccolo, si vede da un’angolazione più difficile e ha meno il colpo d’occhio da cartolina. Detto questo, è un posto che vale la visita per chi si trova nella zona di Ta’ Pinu o di Wied il-Ghasri, soprattutto in condizioni di mare particolare.
Il nome
In maltese wied significa “valle” (nel senso di antico letto di torrente), il-mielaħ significa “salato”. “La valle salata”, quindi. Il nome deriva probabilmente dagli spruzzi di acqua marina che nelle giornate di vento risalgono la gola per centinaia di metri, salando la vegetazione della valle interna.
Cosa si vede
La formazione è un arco naturale in calcare corallino inferiore, la roccia più antica di Gozo (l’ordine di grandezza è tra i 20 e i 30 milioni di anni). L’apertura si è formata per erosione progressiva del mare: quello che oggi è un arco largo un paio di metri era originariamente una piccola fessura nella parete rocciosa, allargatasi nel corso dei secoli sotto l’azione delle onde e delle tempeste invernali.
La roccia sopra l’arco è ancora in buone condizioni strutturali: uno studio scientifico pubblicato nel 2021 (Università di Cagliari e Ministero maltese) ha misurato il fattore di sicurezza dell’arcata e stimato una probabilità di crollo nell’ordine dei cinquanta-cento anni, quindi molto meno immediata di quanto lo fosse quella dell’Azure Window negli anni precedenti al 2017. Nonostante questo, il ministero maltese ha chiuso alcuni tratti dei sentieri di accesso più vicini all’arco per prudenza, e non si può camminare sopra la lastra dell’arco stesso.
La vista migliore è dalla scogliera che chiude a est l’insenatura, dove sono state costruite piattaforme panoramiche in ferro con parapetto. Da lì si vede l’arco di profilo, con il mare aperto oltre e, quando il tempo è limpido, l’isola di Malta all’orizzonte.
Come arrivare
Wied il-Mielaħ si trova nel territorio comunale di Għarb, il villaggio nord-occidentale che ospita anche il santuario nazionale di Ta’ Pinu. Il percorso dal centro di Għarb è breve in linea d’aria, ma la strada che porta all’arco merita qualche parola in più.
In auto o scooter: dal centro di Għarb si segue una strada di campagna stretta che scende verso la costa nord. La segnaletica è scarsa e in alcuni tratti l’asfalto è messo male, con buche, sassi, sconnessioni. Non è pericoloso, ma richiede pazienza e attenzione: con un’auto ribassata a noleggio si va piano. Il GPS di Google Maps o Waze funziona bene su questa tratta e conviene affidarsi a quello, perché i cartelli stradali non aiutano granché. Non c’è un parcheggio ufficiale: ci si accosta lungo la strada finale, in punti dove lo spiazzo lo consente. Non è difficile trovare posto, il flusso di visitatori è molto contenuto.
In autobus non c’è servizio diretto. La soluzione realistica è la linea 308 fino alla fermata “Pinu” (accanto al santuario), poi circa 40 minuti a piedi per tre chilometri, quasi sempre in leggera discesa. È un percorso che ha senso per chi ha già in programma la visita a Ta’ Pinu, unendo così i due luoghi.
A piedi da Għarb centro: circa 45-50 minuti attraverso i campi, seguendo il tracciato della valle. In primavera e in autunno può essere una camminata piacevole con le fioriture della campagna.
Non è un posto per il bagno
Vale la pena dirlo perché qualcuno ci arriva con costume e telo. Wied il-Mielaħ non è un posto adatto al bagno. L’arco è sospeso sopra un braccio di mare accessibile solo dall’acqua (di solito in barca, con una traversata di venti minuti dai vicini porti di Marsalforn o di Mġarr Harbour). La scogliera è alta, il mare sotto è profondo, non c’è una spiaggia, non c’è una scaletta pubblica di accesso. Chi cerca un posto per nuotare sulla costa nord di Gozo trova alternative decisamente migliori a poca distanza: Wied il-Għasri a est, la stessa Dwejra a sud.
Il valore di Wied il-Mielaħ è quello di un punto panoramico, non di uno stabilimento balneare naturale. Con questa premessa la visita ha il suo senso.
Inverno e mare mosso: lo spettacolo
Il momento in cui Wied il-Mielaħ dà davvero il meglio è d’inverno, quando il mare è mosso. Le tempeste da nord che colpiscono Gozo tra novembre e marzo mandano onde alte sulle scogliere circostanti e sotto l’arco, con schizzi che si sollevano per parecchi metri e con il rumore del mare che rimbomba dentro la piccola gola. In quei momenti il posto ha una potenza scenografica che d’estate manca completamente. Chi passa una settimana di gennaio o febbraio a Gozo con qualche giornata ventosa non dovrebbe mancare la visita.
Anche d’estate, con il mare calmo, la visita ha comunque il suo valore, soprattutto al tramonto quando la luce colpisce la parete di ovest dell’arco dando alla pietra un tono arancione caldo. Ma è una scena tranquilla, contemplativa: non è quello che si trova in molte guide turistiche fotografiche.
Fotografia e drone
Per chi è interessato alla fotografia, Wied il-Mielaħ è un soggetto che dà il meglio in due modi molto diversi. Con la macchina fotografica dal piano di calpestio o dalle piattaforme panoramiche si compongono immagini di paesaggio classiche, con il mare come sfondo e le scogliere che incorniciano l’arco. Le due ore dopo l’alba e prima del tramonto (golden hour) fanno la differenza sul colore della pietra e sull’incidenza della luce.
Con il drone, invece, il posto si presta particolarmente bene: dall’alto la forma dell’arco emerge in modo che dal piano di calpestio non si vede, e si può cogliere la sinuosità della costa e il colore dell’acqua sotto. Il volo di drone a Gozo è generalmente permesso lontano dai centri abitati, ma conviene verificare le norme aggiornate di Malta Civil Aviation prima di far decollare qualcosa.
Diving, climbing, natura
Per i subacquei con brevetto, Wied il-Mielaħ è un sito di immersione noto: si accede solo dal mare, in barca, e sotto l’arco a sedici metri di profondità c’è una grotta con sacca d’aria all’interno, seguita a ovest da una scogliera che scende gradualmente a venti-trenta metri, con diversi punti di interesse per il diving avanzato (crepe, grotte accessorie, riparo per barracuda). Le scuole di diving di Marsalforn e Xlendi organizzano uscite qui su richiesta.
La zona è anche apprezzata dagli arrampicatori: le scogliere calcaree circostanti offrono vie di livello intermedio e avanzato che si sviluppano sopra il mare aperto, con un fascino particolare. Per chi si arrampica esperto, in estate è possibile alternare la salita a bagni in mare tra un tiro e l’altro.
Chi non fa né immersioni né arrampicata, ma vuole comunque muoversi, può prolungare la visita con una camminata nella parte interna della valle, verso Għarb, che attraversa un pezzo di campagna gozitana particolarmente autentica, con muretti a secco, orti e alberi di fico d’India. Non è un percorso segnalato ma è facile da seguire.
Combinare con Ta’ Pinu
Dato che l’accesso passa da Għarb, la combinazione più naturale è Wied il-Mielaħ + Santuario di Ta’ Pinu, il santuario nazionale mariano di Malta, che si trova a poche centinaia di metri di distanza in linea d’aria. I due luoghi hanno atmosfere completamente diverse (uno è natura, l’altro è raccoglimento religioso) ma nella pratica del viaggio si vedono bene insieme, con eventuale sosta anche presso il cimitero costruito attorno al santuario per un piccolo rientro storico. Un altro accostamento sensato è Wied il-Mielaħ + Wied il-Għasri + saline di Xwejni, che copre la costa nord da ovest a est in una mezza giornata.
Quando andare
Il posto è aperto sempre, l’accesso è libero, non ci sono orari né biglietti. Non ci sono servizi (bagni, chiosco, ombra), quindi conviene portarsi acqua, cappello, scarpe comode.
Come detto sopra, l’inverno con mare mosso è il momento più spettacolare, ma richiede attenzione: le piattaforme panoramiche sono aperte con qualsiasi tempo e con forte vento è meglio non avvicinarsi troppo al bordo. La primavera e l’autunno sono ottimi per la combinazione con la camminata dalla valle interna. L’estate, con mare calmo, è la stagione più tranquilla e più fotogenica, ma anche quella in cui il posto perde parte della sua drammaticità.
Per orientarsi sul resto della costa nord e ovest di Gozo c’è la guida a Victoria come base logistica.

