La Basilica di San Giorgio

La Basilica di San Giorgio è la sorpresa di Victoria. Sta nel cuore del centro storico, a sud di It-Tokk, ma non si vede da lontano: i vicoli che le girano intorno la nascondono fino all’ultimo momento, quando si sbocca in Pjazza San Ġorġ e ce la si trova davanti, alta, dorata e barocca, con i tavolini dei caffè ai piedi della facciata. È una delle chiese più ricche di Malta e Gozo, e dentro la chiamano il-knisja tad-deheb, la chiesa d’oro. Quando si entra si capisce subito perché.

La piazza

Pjazza San Ġorġ è una piazza piccola e proporzionata, lastricata in pietra chiara, circondata da edifici bassi a tre piani. Di mattina è di passaggio, di sera è uno dei posti più vissuti di Victoria: i tavolini dei ristoranti e dei caffè coprono buona parte della superficie, le luci delle facciate sono calde, e ci si siede a bere o a mangiare con la basilica sullo sfondo. È una di quelle piazze dove la cena va per le lunghe senza farci caso.

Storia, in breve

La parrocchia di San Giorgio è la più antica di Gozo. Le fonti dicono che esiste almeno dal IV secolo: secondo la tradizione, un missionario greco trasformò in chiesa cristiana un tempio romano dedicato (probabilmente) a Giove, sullo stesso sito dell’attuale basilica. Fino al 1575 la liturgia si celebrava in rito bizantino, e San Giorgio è stata l’ultima chiesa dell’arcipelago a passare al rito latino. La parrocchia era documentata nel 1250 e nel 1450 risultava già abilitata a concedere indulgenze.

La chiesa è stata ricostruita varie volte nel Medioevo, e l’edificio attuale risale al 1672-1678, progettato dall’architetto maltese Vittorio Cassar (figlio di Gerolamo Cassar, l’architetto della Valletta dei Cavalieri). La consacrazione avvenne molto più tardi, il 21 settembre 1755. Nel mezzo, il 1551 aveva visto il sacco ottomano che descriviamo nel post sulla Cittadella: anche il parroco di San Giorgio, Lorenzo de Apapis, fu portato schiavo a Costantinopoli, si riscattò pagando, e tornato a Gozo ricostruì la chiesa.

Altre date che hanno segnato l’edificio: il terremoto della Val di Noto del 1693, che danneggiò la facciata, ricostruita nel 1818 su progetto di Salvatore Bondì; l’ampliamento degli anni ’30 del Novecento con le navate laterali e le cappelle; la ricostruzione della cupola tra il 1939 e il 1940; e la decorazione interna completata negli anni ’40 e ’50. Il 6 settembre 1958 papa Pio XII elevò la chiesa al rango di basilica minore; l’8 dicembre 1975 fu istituita la collegiata pontificia, aggregata all’Arcibasilica di San Giovanni in Laterano a Roma.

L’interno

L’interno è in stile barocco e ha tre navate, undici cappelle laterali, una cupola centrale alta e affrescata. Le superfici sono ricoperte di marmi e stucchi dorati, ed è da qui che viene il soprannome di “chiesa d’oro”: non è iperbole, è una descrizione abbastanza fedele dell’impatto visivo all’ingresso.

I pezzi che vale la pena cercare ad uno a uno:

Sull’altare maggiore, la pala di Mattia Preti con San Giorgio e il drago, commissionata nel 1678 dal governatore di Gozo Don Francesco de Corduba, è considerata una delle opere più importanti dell’isola. Nello stesso edificio Preti ha lasciato anche la pala delle Anime del Purgatorio, nella cappella corrispondente. Altre opere notevoli sono sparse nelle cappelle: la Sacra Famiglia di Giuseppe Calì (1899), la Decollazione di San Giorgio di Francesco Zahra (1763), San Paolo e l’Immacolata di Stefano Erardi (1699), il Matrimonio mistico di Santa Caterina di Giuseppe D’Arena.

L’altare maggiore attuale è del 1960, in marmo bianco di Carrara su progetto di Carlo Pisi: quattro angeli in ginocchio sorreggono il piano sulle spalle. Sopra, il baldacchino bronzeo del 1967 ricalca apertamente quello di Bernini in San Pietro a Roma. La statua titolare di San Giorgio, in legno, scolpita da Pietru Pawl Azzopardi nel 1839, fu la prima statua titolare di una parrocchia di Gozo e si trova nella cappella di San Gaetano.

Una cosa che colpisce in una chiesa così barocca: a destra del coro c’è una cappella di stile bizantino con cupola, costruita tra il 2002 e il 2005, decorata in mosaici d’oro, con un tabernacolo d’argento alto due metri. È stata pensata per richiamare la doppia tradizione liturgica della parrocchia (in oriente fino al 1575).

Il museo Il-Ħaġar

A sinistra della basilica, sulla stessa piazza, c’è Il-Ħaġar – Heart of Gozo Museum, aperto nel febbraio 2013. È il primo edificio dell’arcipelago costruito apposta per ospitare un museo. Espone opere d’arte della basilica e altri tesori, ed è anche centro culturale: ospita mostre temporanee, concerti, conferenze. Aperto tutti i giorni 9-17. Per chi è interessato all’arte sacra della parrocchia, è una tappa logica subito dopo la basilica.

I due rioni di Victoria

Qui arriva la cosa che a Victoria si capisce solo vivendoci. La città è divisa in due rioni con due identità parrocchiali parallele e in rivalità tra loro, e questa rivalità si articola in modo sistematico in colori, bande musicali, teatri d’opera, statue, processioni e fuochi d’artificio.

Da una parte San Giorgio: colore rosso, banda La Stella, Teatru Astra, festa la terza domenica di luglio. Dall’altra Santa Marija (cioè la parrocchia della cattedrale dentro la Cittadella): colori bianco e azzurro, banda Leone, Teatru tal-Opra Aurora, festa il 15 agosto.

La storia delle due parrocchie ha conosciuto fasi alterne. Dal 1688 al 1955, per 266 anni, la basilica di San Giorgio è stata unita alla parrocchia della cattedrale sotto un unico arciprete, perché due secoli prima le due parrocchie facevano già a gara e Roma decise di metterle insieme per ridurre i conflitti. Nel 1955 il vescovo di Gozo Giuseppe Pace ha sciolto l’unione e restituito a San Giorgio l’autonomia. Da quel momento la rivalità ha ripreso forma piena, organizzata, festiva, con tutto il suo apparato di simboli che ancora oggi struttura la vita sociale di Victoria. Ne parliamo nel post sulla festa di San Giorgio, dove il fenomeno prende il significato che gli si vede addosso solo guardandolo da vicino.

Cose pratiche

La basilica è aperta tutti i giorni, ingresso libero. È un luogo di culto attivo, e la prima messa parte alle 5:15 nei giorni feriali e alle 5:00 di domenica: le cinque campane installate nel 1925 suonano un quarto d’ora prima, e in molte case del centro questo è il modo in cui ci si sveglia. Domenica e feste, naturalmente, suonano più a lungo.

Tra metà giugno e metà luglio la basilica ospita il Victoria International Arts Festival, cinque settimane di concerti di musica classica e sacra, tutti gratuiti, con musicisti internazionali. Vale la pena dare un’occhiata al programma se vi capita di essere a Gozo in quel periodo.

Per un quadro più ampio del centro di Victoria con itinerario, si va alla nostra guida a Victoria; per la storia della parrocchia in modo enciclopedico, la voce Basilica di San Giorgio (Victoria) su Wikipedia è dettagliata.

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