Chi cammina lungo la costa nord di Gozo, tra Marsalforn e Reqqa Point, incontra a un certo punto una scacchiera bianca che si estende sulla scogliera a livello del mare per circa tre chilometri. Sono le saline di Xwejni, un sistema di circa trecento vasche scavate nella pietra calcarea dove ancora oggi si produce sale marino con lo stesso metodo che si usava in epoca fenicia e romana. Non è una ricostruzione turistica, non è un’attrazione museale: è un mestiere ancora attivo, mandato avanti da due famiglie gozitane che raccolgono il sale ogni estate a mano, all’alba, per portarlo dentro grotte scavate nella roccia da almeno tre secoli e mezzo.
Il nome e la geografia
Xwejni è il nome della baia in cui si concentra la parte più antica delle saline, poco a ovest di Qbajjar (che è il quartiere est di Marsalforn). Il complesso si estende però ben oltre la baia, verso ovest, fino ai limiti dell’insenatura di Wied il-Għasri, per un totale di circa tre chilometri di costa. Amministrativamente il territorio appartiene al comune di Żebbuġ, il piccolo paese collinare che sta appena all’interno.
Come arrivare
Le saline sono facili da raggiungere, ed è probabilmente uno dei posti più accessibili di Gozo tra quelli che vale la pena visitare.
A piedi da Marsalforn è la scelta che consigliamo. Dalla baia principale si segue la strada costiera verso ovest, passando per Qbajjar, con la promenade che poi diventa un sentiero pedonale sulla scogliera. Sono circa venti minuti di passeggiata pianeggiante, con la costa aperta sulla destra e le prime vasche che compaiono man mano si prosegue.
In autobus: la linea 310 da Victoria arriva alla fermata Xwejni, da lì sono dieci minuti a piedi lungo la costa. È il modo più semplice per chi non ha mezzi propri.
In auto o scooter: seguendo la stessa strada costiera da Marsalforn si arriva a piccoli spiazzi lungo il percorso dove ci si può fermare. Il traffico è limitato e trovare posto in genere non è difficile.
Chi vuole fare la costa nord tutta insieme, il collegamento Marsalforn – saline di Xwejni – Wied il-Għasri in una mattinata funziona bene, con la passeggiata che ne è a suo modo l’attrazione principale.
Come funziona una salina tradizionale
Il principio è semplicissimo. L’acqua di mare viene fatta entrare nelle vasche più grandi e più profonde, che sono di “concentrazione”. Da lì, per travaso graduale, l’acqua passa a vasche via via più piccole e meno profonde, dette di “cristallizzazione”. In ogni passaggio il sole e il vento estraggono parte dell’acqua per evaporazione, aumentando la concentrazione salina, fino a quando nelle vasche più piccole il sale precipita come cristallo bianco sul fondo. Il processo, in condizioni buone, dura sette-otto giorni.
La raccolta si fa una volta a settimana durante la stagione (da maggio a settembre), all’alba, verso le quattro del mattino, per evitare il sole di pieno giorno. I saliniari lavorano con scope di legno per ammucchiare i cristalli, poi con pale li raccolgono in secchi e li trasportano dentro le grotte scavate nella roccia costiera per il drenaggio finale e lo stoccaggio.
Il lavoro è completamente manuale. L’unica concessione moderna è una piccola pompa a motore per il riempimento iniziale delle vasche più grandi con acqua di mare. Il resto è come si faceva secoli fa.
Le due famiglie
Le famiglie che oggi mantengono la tradizione con metodo interamente tradizionale sono due.
La famiglia Cini, che opera dal 1860 (siamo alla quinta generazione), commercializza il sale con il marchio Leli tal-Melh (letteralmente “Manuel il salinaro”, soprannome dello storico produttore Emmanuel Cini). La figlia Josephine Xuereb ha preso in mano l’attività negli ultimi anni, insieme al marito e alla figlia, e la porta avanti con la stessa impostazione dei genitori. Il loro punto vendita è il piccolo Salt Shop ricavato in una grotta della scogliera, con la scritta sopra la porta che si vede da distanza.
La famiglia Attard, con il marchio Natural Xwejni Sea Salt, gestisce la parte più estesa delle saline: Alfred Attard, che ha ereditato l’attività dagli Axiaq (famiglia della moglie) attivi dal XIX secolo, è oggi il maggiore produttore. Alfred lavora da più di cinquant’anni ed è stato tra gli organizzatori nel 2023 del primo Salt Festival mai tenuto a Gozo, in collaborazione con la banda di Żebbuġ.
Entrambe le famiglie sono felici di parlare con i visitatori quando li incontrano al lavoro, e non è raro fermarsi qualche minuto a chiacchierare mentre spazzano i cristalli.
Il negozio dei Cini
Il Salt Shop dei Cini è aperto in modo intermittente, principalmente durante la stagione di raccolta da aprile a settembre. Fuori stagione può essere chiuso per giorni o settimane. Se ci arrivate e trovate chiuso, non è un errore, è la normalità: nessuno vive sul posto e il negozio apre quando c’è qualcuno della famiglia a Xwejni.
Dentro la grotta il sale viene venduto in sacchettini di juta con l’etichetta Leli tal-Melh, in taglie diverse, a prezzi che sono davvero contenuti (a partire da qualche euro). Solo contanti, non ci sono POS. Un sacchettino è un souvenir economico, autentico e con una piccola storia dietro, decisamente più significativo di una calamita da fiera.
Il sale di Xwejni si trova anche in altri negozi di prodotti tipici sparsi per Gozo e Malta (compreso il negozio It-Tokk di Victoria che abbiamo citato nel post su It-Tokk), ma la confezione in juta con l’etichetta più artigianale è disponibile praticamente solo qui. Chi vuole il souvenir con la storia più diretta, viene a prenderlo alla fonte.
Le rocce bianche di Xwejni
Un aspetto della zona che vale la pena guardare è la formazione geologica delle scogliere di Xwejni. La costa qui è caratterizzata da grandi rocce calcaree bianche di forme insolite, quasi arrotondate, spesso paragonate a torte o cupole schiacciate. Sono l’effetto dell’erosione del vento salmastro e della pioggia sulla globigerina (la pietra calcarea più tenera di Gozo) durante milioni di anni. La più fotografata è quella che si vede quasi subito arrivando da Qbajjar, isolata sulla scogliera, ed è tra le immagini più riconoscibili della costa nord di Gozo. Chi ha voglia di camminare fino in cima alla roccia principale (percorso non segnalato ma percorribile a piedi) trova una piattaforma naturale con una vista di trecentosessanta gradi sulla baia.
La Batteria di Qolla l-Bajda
Tra le saline di Xwejni e Qbajjar si trova la Batteria di Qolla l-Bajda, una piccola fortificazione costiera del 1716 costruita dai Cavalieri di San Giovanni. Recentemente restaurata, è una delle rare fortificazioni costiere superstiti di Gozo (le altre sono le torri di Xlendi, di Mġarr ix-Xini e di Dwejra). Vale una sosta breve durante la passeggiata, anche solo per la posizione, e ne parliamo più diffusamente nel post dedicato al suo restauro.
Bello anche d’inverno
A differenza delle spiagge, che d’inverno perdono buona parte del loro senso, le saline di Xwejni restano belle anche fuori stagione, e in alcuni casi lo sono di più. Da ottobre a marzo le vasche non producono sale, ma si possono percorrere lungo la promenade come qualsiasi altro periodo dell’anno. La luce d’inverno, con il sole più basso e le ombre più lunghe, mette in risalto la geometria della scacchiera in modo che d’estate non si vede. Le giornate di vento con mare mosso danno alla scogliera una qualità spettacolare, con onde che si infrangono contro i bordi delle vasche più vicine al mare.
Se capitate a Gozo in una giornata brutta di gennaio o febbraio e non sapete cosa fare, la passeggiata Marsalforn-Xwejni-Wied il-Għasri, con il vento in faccia e la certezza di trovare qualche caffè aperto al ritorno, è una scelta che ripaga.
Rispettare il posto
Un paio di note pratiche. Le vasche sono proprietà privata, appartengono ai produttori, e camminare direttamente dentro le vasche non solo è pericoloso (superfici scivolose, taglienti) ma danneggia il lavoro di chi le mantiene. Ci sono cartelli che segnalano l’accesso libero ai sentieri ma il divieto di calpestare le vasche. Rispettarli è una cortesia minima.
Fotografia libera, drone permesso rispettando le distanze dalle persone che lavorano. In caso di dubbio, chiedere direttamente a qualcuno dei produttori se ci sono al momento.
Quando andare
Il periodo migliore per vedere le saline in piena attività è da giugno a metà settembre, quando la raccolta è in pieno svolgimento e il sale bianco è visibile nelle vasche di cristallizzazione. Se si arriva molto presto al mattino, si può assistere alla raccolta (senza disturbare, restando sui sentieri esterni). Il negozio dei Cini è aperto in questo periodo con maggior probabilità.
Nei mesi fuori stagione la scacchiera non produce ma resta visibile e fotogenica, con la differenza che il negozio è probabilmente chiuso e il sale bisogna procurarselo altrove.
Per orientarsi sul resto di Marsalforn e della costa nord c’è la guida a Victoria, che serve da base logistica per tutto quel tratto.

